L’ambiente è allegro, curato nei dettagli, la firma di Giancarlo Perbellini è all’ingresso ma per fortuna non c’è il termine gourmet da nessuna parte: della serie, la classe (di Perbellini) non è acqua. Visitiamo il locale con un vero e proprio stress test perchè è piena, ma alle 20,30 precise il nostro tavolo è libero e pronto per il secondo giro, il nostro. Il menu prevede anche una parmigiana di melanzane da
non perdere, insalate di vari tipi fra cui quella di polpo, una tartare. Insomma spazio anche a chi non vuole pizza. Molto ampia la scelta di birre e buona carta dei vini con ricarichi giusti. Finale di dessert con l’iconico millefoglie di Perbellini, veramente una nuvola, tiramisu e gelato artigianale squisito. La pizza? Potremmo definire lo stile “italiano di ispirazione napoletana”, ossia l’impasto è un aspetto autonomo su cui poi si ragiona di ingredienti: insomma, non è scioglievole come la napoletana (sia tradizionale che contemporanea) ma non è neanche rigida: una via di mezzo insomma, come erano un tempo le pizze di paese. Il risultato finale, grazie alla qualità dei prodotti i cui fornitori vengono citati, è molto buono, proprio per le caratteristiche dell’impasto si gode di più se si scelgono pizze più robuste, consigliamo una nduja con stracciata di bufala e cipolla a crudo tagliata sottile, ottime anche la salsiccia e friarielli. La mano del cuoco tristellato si vede proprio nella capacità di centrare i diversi abbinamenti raggiungendo sempre un punto di equilibrio finale che rende il morso piacevole. Servizio perfetto.