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Sorbillo: il ventre della città in giro per il Mondo

di Antonella Amodio

 

Che cosa distingue un buon artigiano da un artista? Il talento, che – con l’uso appropriato dei cosiddetti strumenti dell’arte – si organizza fino ad esprimersi concretamente, realizzando l’opera d’arte, che prende forma nella mente di chi la realizzerà.

Gino Sorbillo ne sa dell’arte della pizza, e non a caso la sua immagine è strettamente legata ad essa, e indissolubilmente anche a Napoli. Ha infatti iniziato nel “ventre” della città partenopea, in via dei Tribunali, nella storica pizzeria aperta dal nonno Luigi nel 1935, e diventata poi negli anni la più famosa d’Italia e quindi del mondo.

Ed è stato proprio Gino a portare la tradizione della pizza della famiglia Sorbillo a livelli superiori, mettendo in pratica quello che zia Esterina gli aveva insegnato per anni, durante l’apprendistato al banco di lavoro. Poi Gino ci ha aggiunto la passione, il talento e – non ultimo – quel pizzico di “follia” sempre presente negli uomini audaci, sviluppando un’idea progettuale di replicabilità in una solida realizzazione e mettendola alla prova attraverso la creazione di nuove opportunità.

Oggi, a distanza di anni, la sua pizza è facilmente riconoscibile e la si può mangiare nelle 10 pizzerie dislocate tra Napoli, Genova, Milano, Tokio, Miami e New York, dove il brand streching replica ciò che ha reso “artista” Gino Sorbillo, e che sta racchiuso nel “crogiolo” dell’impasto e nella scelta degli ingredienti utilizzati per i topping e per le farce.

Nonostante la distanza che le separa da Napoli, nelle pizzerie a firma Sorbillo aperte in giro per il mondo dopo l’elaborazione del cosiddetto quadro logico, si respira aria autentica. Valutati gli obiettivi generali, monitorate area e popolazione di riferimento e misurati i risultati attesi, si tiene infine conto della “cifra napoletana” (e del made in Italy) ricreando quell’atmosfera che lascia il segno, curando i dettagli dell’arredo con richiami alla città del sole e con chiara impostazione italiana. Una sorta di “fuori casa, ma a casa”: non sei a Napoli ma ti senti a Napoli, mentre i menù fanno piccole incursioni locali con particolari ingredienti, ma utilizzando innanzitutto materie prime campane e dell’Italia “del buono”.

Sorbillo fa scuola nel mondo e ottiene risultati incredibili, circondandosi di collaboratori che vivano o abbiano vissuto la “napoletanità“ e possano quindi seguire il suo modus operandi, garantendo così un’esecuzione sempre fedele alla miglior tradizione.

Perché chi va da Sorbillo vuole mangiare la pizza napoletana verace di Gino, con precise caratteristiche, ben consapevole di dover magari fare ore di fila per questo.

La replicabilità trova fondamento in una precisa strategia, che mette in evidenza il “progetto d’impresa”, e diventa per Sorbillo un punto di forza, dove la combinazione tra una gestione moderna del gruppo e la lavorazione artigianale del prodotto consente la buona riuscita del progetto stesso, anche in termini economici. La replicabilità è un modo di progettare il proprio futuro: significa creare opportunità di identificazione, là dove il passato offre lo strumento dell’esperienza per dare solide basi allo sviluppo di un presente equilibrato.

Per Gino Sorbillo, progettare il futuro investendo per replicarsi in luoghi diversi da Napoli e offrendo tra l’altro opportunità di occupazione, è vivere in modo creativo “il presente del futuro”, passando in maniera decisiva e consapevole da quello che era il “minimo necessario” a quello che è il “massimo possibile”.

 

 

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